Un Possibile Sviluppo tra Neuroscienza e Teoria del Linguaggio di Chomsky

Nel XIX secolo venne individuato un fenomeno molto curioso: Francis Galton scoprì che certe persone, peraltro assolutamente normali, quando sentivano una nota musicale, visualizzavano un particolare colore (es. fa bemolle si associava con l’azzurro, il do bemolle rappresentava il rosso, ecc..).
Tale fenomeno fu chiamato sinestesia, ovvero percezione simultanea.
In altre forme di sinestesia i numeri evocano colori, oppure i giorni della settimana o i mesi sono associati a colori (lunedì è rosso, martedì è indaco, dicembre è giallo, ecc…).
Questa particolarità, in forme diverse, sembra essere molto diffusa tra gli esseri umani.
La sinestesia, dal punto di vista della neuroscienza, può essere una buona base di partenza per spiegare cos’è la metafora, come si è evoluto il linguaggio nel cervello e probabilmente come è emerso il pensiero astratto in cui eccelliamo in quanto esseri umani (Ramachandran, S.V., 2003).
La metafora è una figura retorica che consiste nel sostituire una parola o espressione con un’altra, in base ad un rapporto di palese o intuitiva analogia tra i rispettivi significati letterali.
Il linguaggio quotidiano è ricco di metafore di ordine sensoriale e sinestetiche. Ad esempio, quando si dice formaggio piccante: piccante significa pungente, anche se materialmente è morbido e non aguzzo.
Il tipo più comune di sinestesia è quella numero-colore. Le due aree cerebrali sono vicine nel medesimo lobo temporale: questo può fare intendere che nei sinestetici si produca un’attivazione incrociata, imputabile ad una mutazione genetica nel cervello oppure ad uno squilibrio chimico che induce l’attivazione incrociata di regioni cerebrali contigue, con funzioni prevalentemente indipendenti.
Possono essere coinvolte nella attivazione incrociata anche diverse aree cerebrali più distanti e con gradi diversi di iperconnettività.
Ramachandran è riuscito a dimostrare una innata associabilità tra nomi e forme, sottoponendo un’ipotesi di associazione tra due nomi distinti a due forme distinte (l’aspetto visivo di una forma spigolosa veniva associato al nome aspro del suono “kiki”, mentre il nome dolce “buba” veniva attribuito ad una forma morbida, tondeggiante).
Dal punto di vista logico, i nomi attribuiti alle forme, non hanno nulla di comune. Il test prova che il cervello estrapola la caratteristica della accuminatezza e la associa a forma e suono (come pure, in esempio, la caratteristica della morbidezza), in virtù della sua capacità di astrazione.
Tale capacità di astrazione è frutto di una evoluzione senza precedenti (frutto di astrazioni a modalità incrociata dovute alla simultanea interazione di differenti aree cerebrali), ed è stata il probabile innesco dello sviluppo del linguaggio.
Il test dimostra che esiste una preesistente traduzione mentale non arbitraria dell’aspetto di un oggetto in rappresentazione acustica.
Si possono, per Ramachandran, individuare tre tipologie di inneschi, a livello cerebrale, che conducono allo sviluppo del protolinguaggio (attivazioni).
Prima del conio delle parole, come ha evidenziato il test sopra citato, era quindi in atto un’astrazione sinestetica a modalità incrociata, cioè una traduzione dell’aspetto in suono (attivazione 1).
Vi è anche una attivazione incrociata tra l’area visiva e l’area deputata al controllo dei muscoli della vocalizzazione, fonazione e dell’articolazione, quindi una tendenza preesistente a mappare certe forme visive traducendole su certi suoni (es. “piccino piccino”, minimo, sono esempi di imitazione fisica dell’aspetto visivo della qualità e quantità indicate, come pure: largo ed enorme) (Attivazione 2).
Ramachandran individua anche una attivazione incrociata tra l’area corticale della mano e l’area corticale della bocca (vicine nella mappa motoria di Penfield nel cervello), chiamata sincinesia, probabilmente sviluppato in quanto utile agli antenati ominidi per la comunicazione non verbale durante la caccia (es.: si pensi ai gesti “orali” indicanti piccolo, oppure enorme). (Attivazione 3)
Le tre attivazioni hanno un effetto sinergico di innesco, che culmina nell’emergere di un linguaggio primitivo (Ramachandran, S.V., 2003).
L’evoluzione della sintassi ha seguito l’astrazione (la forma di pensiero) necessaria alle manipolazioni e trasformazioni, quali la fabbricazione dei primi utensili partendo da un pezzetto di selce.
I neuroni specchio, le cellule nervose localizzate nei lobi parietali e frontali, si attivano non solo quando muoviamo una mano o le labbra ma anche guardando altri muovere le proprie. E’ ipotizzabile che abbiano svolto un ruolo importante, consentendo la assimilazione attraverso l’osservazione e l’imitazione, per lo sviluppo di un vocabolario comune. Infatti, gli “scimmiottamenti” hanno la importante funzione di far apprendere (in questo caso di imitare vocalizzazioni viste e di associare una correlazione con i suoni uditi).
Questa tesi, sulla genesi ed evoluzione del linguaggio, può integrarsi alla teoria di Noam Chomsky, fornendo una spiegazione su come la mente umana ha raggiunto il suo stadio di complessità e la sua forma di organizzazione innata, senza significative analogie nel mondo animale.
Per Chomsky la competenza linguistica, ovvero la conoscenza di un linguaggio, è un sistema astratto, un sistema costituito da regole che interagiscono per determinare la forma ed il significato di un numero potenzialmente infinito di frasi. Tale sistema è definito grammatica generativa, ovvero un sistema di processi che sottintende l’atto mentale di creare segnali articolati ed organizzati strutturalmente per l’espressione del pensiero.
La tesi di Ramachandran contribuisce ad esplicare la genesi dei principi universali che governano e sottendono la organizzazione e la struttura delle grammatiche generative (o meglio, generativo-trasformazionali).
In ogni grammatica vi sono elementi particolari, idiosincratici, caratteristici per uno specifico linguaggio umano; come pure vi sono elementi generali universali, condizioni per la costituzione e l’organizzazione di ogni linguaggio umano (grammatica universale).
L’evoluzione cerebrale (come descrittaci da Ramachandran) ha comportato la costituzione di una proprietà innata, probabilmente ciò che Chomsky definisce grammatica universale, ovvero la struttura di base per ogni linguaggio ed una varietà di condizioni formali e sostanziali che ogni successiva elaborazione della grammatica deve incontrare.
Se così fosse, Chomsky avrebbe ottenuto conferma e contributo interpretativo alla sua tesi sulla struttura di base, definita grammatica universale.
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Ramachandran, S.V., Che cosa sappiamo della mente, A. Mondadori Editore, Milano 2004, pag. 63
Nuovo dizionario della lingua italiana, Zingarelli, 2008
Ramachandran, S.V., Che cosa sappiamo della mente, A. Mondadori Editore, Milano 2004, pagg. 67-70
Ramachandran, S.V., Che cosa sappiamo della mente, A. Mondadori Editore, Milano 2004, pag. 74
Chomsky, Noam. Knowledge of Language. New York: Praeger, 1986

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